Attraverso mondi fantastici e storie straordinare Claudia Fiasca racconta ai piccoli lettori le opere degli artisti autori dei libri di Les Cerises.

Gli immediati dintorni, Chiara Camoni presso Nomas Fondation , 2015. 

Piccolo Vaso in cerca di Vasi

di Claudia Fiasca

Piccolo Vaso era un vaso di terracotta che se ne stava solo su una mensola di legno in cucina. Da molti anni nessuno più si serviva di lui, così diverso da tutti gli altri vasi.

Quelli in cucina erano pieni di biscotti, di cereali, di farine… salivano e scendevano dalle mensole, uscivano dagli sportelli, si svuotavano e si riempivano. Quelli in salotto erano trionfanti e regali, splendevano di luce e di fiori freschi. I vasi della camera da letto erano piccoli, proprio come lui, ma erano anche preziosi: custodivano ricordi, segreti, biglietti e gioielli. I più importanti erano avvolti in stoffe di velluto e venivano aperti solo in rare occasioni.

Piccolo Vaso era l’unico che stava lì, dall’alto guardava tutto e non si riconosceva uguale a nessuno. Lui era marrone, un po’ ruvido al tatto, anche un po’ storto… non sapeva nemmeno da dove venisse.

Un bel giorno in casa si percepiva un gran movimento: si traslocava. Piccolo Vaso non fu impacchettato come gli altri ma venne riposto in una scatola.

“Farai un viaggio più lungo” disse la signora, lasciando la scatola fuori la porta di casa. Da quel momento Piccolo Vaso aveva un obiettivo: ritrovare la sua antica famiglia, essere accolto e apprezzato per le sue imperfezioni, il colore che ricordava la terra e quella scatola marrone in cui ora si trovava. Poteva anch’egli contenere perle o magari qualche fiore, una piantina grassa, o qualche ricordo legato a una storia che però non conosceva.

Bisognava che si ricordasse quando era nato, come era stato utilizzato prima di allora.

Con un salto uscì dallo scatolone e iniziò un nuovo cammino. Giorno dopo giorno la polvere che aveva raccolto in quegli anni, fermo sulla mensola più alta della cucina, volò via col vento. La luce del sole fece spendere quel colore che ormai nessun altro vaso più aveva… o forse solo quelli conservati nei musei. Piccolo Vaso però era troppo lontano da quel mondo. Cosa avrebbe potuto dire quando gli avrebbero domandato: “Perché sei venuto qui? Da dove vieni? Chi ti ha fatto? A chi appartieni?”

Piccolo Vaso in quei giorni di viaggio accolse la pioggia, l’acqua, la neve e i raggi di sole. Tutto passava in lui e si riempiva di cose che fino a quel momento aveva solo immaginato. Si sentì anche più forte, il sole gli aveva levato via l’umidità della cucina.

Una notte un gatto bianco dallo sguardo vispo si avvicinò a lui con fare furtivo. Si chiamava Tempo ed era molto grande. Guardò Piccolo Vaso pensando di trovare in lui un po’ d’acqua per dissetarsi. Era un gatto assai curioso, parlava con tutti e conosceva un sacco di storie non solo del presente, ma anche del passato e del futuro. Lo annusò e avvicinando quei lunghi baffi a Piccolo Vaso gli fece il solletico svegliandolo.

“Che vuoi da me?” disse il vasetto un po’ scocciato.

“Tipo strano” pensò Tempo che con la sua coda iniziò a spolverare Piccolo Vaso con aria incuriosita.

“Eppure credo di averti visto già da qualche parte…” disse il gattone.

Tempo aveva una memoria infallibile e non poteva sbagliarsi. Piccolo Vaso era più importante di quanto pensasse ma non lo sapeva. Nessuno lo aveva ancora notato, gli uomini cercavano sempre cose che all’apparenza erano indistruttibili e che invece, alla fine, finivano per annoiarli.

Piccolo Vaso - pensò Tempo - aveva una qualità: aveva raccolto pensieri, storie, i frutti appena colti, i colori che sbocciavano sui prati, i resti e i ricordi di chi c’era stato, insomma, il tempo che scorreva con quel fluire simile alle mani di un pianista che fanno su e giù sul pianoforte. Un po’ moderato, un po’ andante e un po’ veloce.

In quella lunga notte, Piccolo Vaso e Tempo ebbero modo di parlarsi e il vasetto chiese al gatto qualche informazione in più sulla sua storia, chiedendogli da dove fosse venuto, chi fossero i suoi antenati e dove avrebbe potuto incontrarli. Il gattone aveva le risposte giuste. Adagiato sotto un albero, svelò a Piccolo Vaso dove si trovava la sua famiglia.

“Se vuoi conoscere davvero i tuoi antenati - altri vasi come te, piccoli e grandi - se vuoi davvero ritrovarli, allora dovrai cercare Vasi.”

“Vasi?” - disse Piccolo Vaso - “sapessi quanti ne ho visti fino a oggi! Eppure, nessuno voleva condividere con me la mia storia. Mi dicevano: Tu sei troppo vecchio! La terracotta non è più di moda! Sei sicuro che questi Vasi saranno disposti ad accettarmi?” gli chiese.

“Ne sono certo” - disse Tempo - “Cerca bene, sarà un viaggio lungo ma alla fine scoprirai le tue origini. Sarai contento di ritrovarli e capirai che la tua famiglia è molto più numerosa di quanto tu possa pensare.”

Piccolo Vaso non vedeva l’ora di mettersi in cammino e al levar del sole salutò Tempo e si avviò. Furono lunghi giorni di ricerche, attraversò strade polverose, magazzini, sbirciò dalle finestre per vedere se “Vasi” fossero in qualche casa. Non si arrese mai, Tempo conosceva anche il futuro e non poteva avergli mentito. Lontano dalla città, un bel giorno si fermò sulla soglia di una casa in collina a riposare. Con il camminare la sua base si era consumata e i suoi bordi un po’ scheggiati: quelli erano i segni della storia, dei passi e della strada percorsa fino a quel momento.

A un tratto, Tempo uscì dalla porta e si ritrovò davanti Piccolo Vaso.

“Finalmente sei arrivato!” esclamò. Piccolo Vaso era sorpreso e contento di vedere il suo amico, non aveva mai dimenticato l’incontro di quella notte.

“Entra pure” – disse il gattone – “Sono tutti lì ad aspettarti.”

Piccolo Vaso, emozionato, si sgrullò un po’ di terra da dosso ed entrò in quella casa piena di luce. C’erano tavoli in legno e un profumo di fiori di campagna. Attraversata una grande cucina, con pentole di rame, cassette di verdura e un grosso pezzo di creta fresca sul tavolo (“…che strano…” pensò Piccolo Vaso) entrò in una stanza dove a terra erano sparsi tanti piccoli e grandi vasi come lui.

“Finalmente vi ho trovato, Vasi!” esclamò.

Erano un grande esercito distribuito a terra: alcuni vasi erano più grandi e decorati, altri più grezzi. Ce n’erano di alti e bassi, sottili e panciuti, tutti di creta, alcuni cotta, altri invece appena modellati e ancora freschi. Variavano anche per i colori: più scuri, più chiari, alcuni verde bosco, altri rossi. Un popolo disseminato in una sola stanza. Piccolo Vaso notò un’altra cosa molto interessante, non c’erano solo vasi! Infatti - tra gli abbracci di quanti lo vennero ad accogliere - notò subito che insieme a loro esistevano altre forme: coppe, piattini, ciotole, cofanetti ma anche figure umane, animali, facce con grandi occhi e bocche spalancate. Una fantastica varietà di cose, cose che assomigliavano a persone e persone che assomigliavano a cose.

Tutti così diversi eppure tutti così uguali, scavati dalla fantasia di chi li aveva creati, riempiti dal tempo, dal silenzio, dalla musica o dal vento, altre volte dai pensieri e dalle idee che poi, volavano via. Ognuno di loro era un contenitore di storie: tutti sempre pronti per accogliere qualcosa o qualcuno che potesse riempirli anche solo di uno sguardo.

 

“Anche noi – pensò allora Piccolo Vaso – siamo proprio come gli uomini. Capiamo davvero chi siamo solo quando siamo insieme agli altri.” E continuò la sua vita come un piccolo vaso parte di quel mondo, il suo.


Claudia Fiasca vive e lavora a Roma, città in cui è nata. È storica dell’arte, si occupa di arte contemporanea e di progettazione didattica. Cerca di pensare a un modo sempre diverso per comunicare l’arte, ma ne predilige uno in particolare: raccontarla. Le piace anche scrivere della vita di ogni giorno e delle cose semplici che accadono intorno a noi. La sfida che vive è poter conciliare entrambe queste ambizioni.